Metro déjà vu (racconto breve da 1 minuto)


Mi sto precipitando giù per le scale.
Driblo la folla senza badare a chi mi sta davanti. Senza che loro badino a me che corro. L’unica cosa che riesco a pensare è che sarei dovuta già essere là.
La prima rampa è fatta, anche la seconda e il fiato mi sta diventando corto.
All’angolo del corridoio una ragazza con i capelli raccolti in una lunga treccia muove il mantice di una fisarmonica ma il suono si disperde nel vociare della gente che affolla i tornelli.
Tocco con la mia tessera il lettore e le porte si aprono davanti a me, troppo lente per il tempo che mi rimane. Sento il treno arrivare ma  non lo vedo, sono troppo lontana dalla banchina.
Un uomo dalla barba grigia mi viene incontro. Mi alita qualche parola ma l’unica cosa che riesco a sentire è l’odore di fumo di cui è impregnato. Intanto le porte dei convogli si chiudono e il treno imbocca la galleria.
Ma io sono troppo lontana. Accidenti non ci voleva!, penso.
Poi resto basita: lì su quella metro che si allontana, davanti all’ultima porta, stretta al maniglione d’acciaio, oh cielo!, vedo me stessa, sì sono io, proprio io che mi lascio inghiottire dal tunnel.


(Se ti piace, condividi, grazie! Enza Emira)

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